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martedì 21 maggio 2024

Luigi Natoli: 21 maggio 1860. La morte di Pietro Piediscalzi, apostolo e martire del Risorgimento siciliano. Tratto da: La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione


Giunto Garibaldi a Renda, con l’idea di attaccare i regi da quella parte, scrisse il 18 a Rosolino Pilo che gli domandava munizioni: “È tempo di marciare verso Palermo... Avvicinatevi per le munizioni e vi farò parte di quella che abbiamo. Assicurate però i nostri prodi che col ferro faremo di più che col fuoco contro i nostri nemici”. E questo ripeteva in un’altra lettera inviatagli la stessa giornata: “Dite ai Siciliani, che un ferro qualunque nelle loro mani vale un fucile”.
Ma la marcia sopra Monreale, dove i regi andavano concentrando forti masse, non parve a Garibaldi potersi effettuare: contentossi per allora di molestare il nemico e farlo molestare e in questo senso ne scrisse a Rosolino Pilo.
Il 20 Garibaldi, che già aveva inviato Salvatore Calvino, del suo stato maggiore, al Pilo, per coadiuvarne e coordinarne i movimenti, gli fece da Sirtori spedir ordini di marciare sollecitamente sopra S. Martino con tutte le forze, e di avvisarne il quartiere generale; e dallo stesso Sirtori fece ordinare al La Masa, che si trovava ancora a Mezzojuso, di concentrare le forze a Parco; dal che apparisce evidente il disegno di Garibaldi di formare con le squadre di Pilo, alla sua sinistra, e quelle del La Masa, alla destra, le due ali per attaccare ai fianchi i regi: mentre egli, che si era spinto al Pioppo li avrebbe preso di fronte. Ma quasi subito, afferrato col suo sguardo d’aquila tutto un nuovo disegno, ordinò al La Masa di concentrare le squadre a Gibilrossa Belmonte; onde il La Masa partì per Misilmeri.
Rosolino Pilo, ricevuto l’ordine scrisse subito a Pietro Tondù in Carini, perché inviasse “in vista” le masse e le munizioni a S. Martino. “Il generale Garibaldi l’ha ordinato e bisogna ubbidirlo subito subito”. Indi della eseguita mossa dava annunzio al Generale con un breve dispaccio: “Arrivato qui con 250 uomini. Domattina richiamerò Corrao con 150 uomini dal monte della Neviera. Gli altri arriveranno tra stanotte e domani di buon’ora. Al monastero di Valverde nella strada di Monreale a un miglio da Palermo, quattro grossi cannoni mascherati”.
Il comando generale borbonico, raccolte poche e imperfette notizie, ordinava intanto al colonnello Von Meckel, che comandava i battaglioni bavaresi, di muovere sopra Monreale con libertà di azione; e poco dopo gli mandava in rinforzo il colonnello Buonopane con altre truppe. Il Von Meckel cominciò col rivolgere le sue forze contro le bande degli insorti: e il 21 tre colonne mossero sopra S. Martino: due dalla parte di Monreale, una (Buonopane) dalla parte di Palermo; attaccando simultaneamente le squadre del Piediscalzi e quelle di Pilo e di Corrao. Il Piediscalzi, che il giorno innanzi aveva molestato gli avamposti regi del Castellaccio, non indietreggia dinanzi al numero; ingaggia il combattimento, incoraggiando i suoi albanesi, ma colpito al petto, cade, e accanto a lui cade Giuseppe Tagliavia da Palermo. Ancor giovani entrambi, tutto avevano consacrato alla libertà della loro terra. Dal ’48 al ’60 la vita di Piediscalzi fu un apostolato e un martirio: la morte gloriosa gli diede l’aureola che mai s’offusca. Compagni sul campo e nella morte, i due valorosi furono sepolti insieme nella parrocchia albanese di Palermo. In quello scontro caddero prigionieri il Bennici e il Sulli.




Luigi Natoli: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento.
Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)
Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI)
I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931)
Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 544 - Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15% - consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102), Mondadori Point di G. Montesanto (Via M. Stabile 233) La Nuova Bancarella (Via Cavour)

giovedì 16 maggio 2024

Dal diario di Antonio Beninati: 16 maggio 1860. Verso le 19 una forte ed imponente dimostrazione nel Cassaro... Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana nel 1860.

Si parla segretamente che il Generale Garibaldi abbia impegnato battaglia con i regi nelle vicinanze di Calatafimi, e che quest'ultimi abbiano avuto la peggio; si dice che le truppe erano comandate dal Generale Landi; i cannoni di Garibaldi tirano 8 miglia ed i fucili 4 miglia, di maniera che da Palermo si può tirare fino a Monreale, sono armi di nuova invenzione. 
Verso le 19 una forte ed imponente dimostrazione nel Cassaro al grido "Viva Garibaldi e viva Vittorio Emanuele!". La festa finì con molti arresti, operati da quel birbante che è il capitano di gendarmeria De Simone; i poveri arrestati furono battuti a nerbate, e poi condotti alla Vicaria. 
Notizie da Misilmeri sono ottime.  

L'attacco di Calatafimi è confermato. I nostri hanno guadagnato 3 cannoni. 
Ho visto stamattina ritornare alquanti soldati, reduci da Montelepre; poveretti! Laceri, scalzi, appoggiati a bastoni; hanno preso alloggio al Convento della Gancia. Ho saputo che dopo essere stati battuti a Calatafimi, ritornavano per Montelepre e i nostri li hanno attaccati con fuoco violento. Pensare che anche quest'infelici napoletani sono nostri fratelli. 


Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15%, consegna a mezzo corriere in tutta Italia).
Disponibile su Amazon Prime e tutti gli store di vendita online.
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M. Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Forense (Via Maqueda 185)

mercoledì 15 maggio 2024

Luigi Natoli: Il combattimento di Calatafimi avvenne il 15 maggio 1860, data tra le più memorande. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Questo mese di maggio è veramente sacro alle glorie dell’Italia. Tu trovi segnate nel calendarietto storico le date degli avvenimenti più importanti; ma fra esse ve ne sono alcune che riguardano più da vicino la nostra Sicilia: e sono quelle che si riferiscono alla rivoluzione del 1860 e alla spedizione dei Mille.
I Mille sono i volontari, che, condotti da Garibaldi in Sicilia, ci aiutarono a liberarci dal dominio borbonico, e a unirci alla grande Italia.
Ricorderai che il 4 aprile Francesco Riso insorse, che la rivolta fu vinta, tredici, generosi fucilati, Riso morto.
Ma le squadre degli insorti si ritirarono nelle campagne e sui monti, dove si difendevano dalle truppe del re Francesco Borbone, e mantenevano viva l’insurrezione. Intanto i patrioti sollecitavano Garibaldi, che era in Genova, a venire; e lo sollecitavano anche vivamente i nostri esuli, fra cui Rosalino Pilo, Francesco Crispi, Giuseppe La Masa.
Per rianimare i Siciliani e preparare la buona riuscita all’impresa di Garibaldi, Rosalino Pilo e Giovanni Corrao si partirono da Genova con una barchetta. Erano soli, ma animosi e caldi di amor patrio. Una fiera tempesta per poco non li sprofondò nel mare: ma essi, invece di riparare in qualche spiaggia e rinunziare all’impresa, si ostinarono a viaggiare; e dopo quindici giorni sbarcarono in Sicilia, dove si messero a capo degli insorti, e li riordinarono in attesa di Garibaldi.
Il 5 maggio 1860, Garibaldi salpò da Quarto con due piroscafi, sui quali imbarcò i mille e cento generosi accorsi d’ogni parte d’Italia, fra cui molti esuli siciliani.
In mare c’era la flotta borbonica, che vigilava: ma Garibaldi seppe sfuggirla, e l’11 maggio sbarcò a Marsala; di là andò a Salemi: dovunque accolto con entusiasmo dalle popolazioni, che lo sovvenivano di viveri e denari. Da ogni parte giungevano squadre di Siciliani animosi, che si univano coi Mille. 
Allora egli si proclamò Dittatore in nome di Vittorio Emanuele II re d’Italia, cioè prese in suo potere il governo per parte del re; e, ordinato il suo piccolo esercito, mosse alla volta di Palermo. Ma un corpo di truppe borboniche, schierato sopra alture presso Calatafimi, voleva attraversargli la strada. Fu necessario affrontarle. Che combattimento! Che prodigi di valore non compirono i Garibaldini e le squadre! Sotto una pioggia di piombo, dovettero conquistare il terreno a palmo a palmo; e la vittoria fu nostra: i Borbonici volsero in fuga disordinata.
Il combattimento di Calatafimi avvenne il 15 maggio, data, questa, tra le più memorande.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Pagine 210 - Prezzo di copertina € 18,00
L'opera è la fedele trascrizione del volume pubblicato dalle Industrie Riunite editoriali siciliane (Palermo) nel 1925 ed è corredato dalle foto originali del libro. 
La copertina di Niccolò Pizzorno riproduce quella originale. 
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile su Amazon Prime e tutti gli store di vendita online.
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour) e presso il punto vendita del Centro Commerciale Conca d'Oro, La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15). 

Luigi Natoli: Le squadre presero viva parte alla battaglia di Calatafimi. E chi altro dice, mente. Tratto da: La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione

 
Un pugno di volontari si lancia contro i cannoni nemici; il Meneghetti e il Cariolati giungono pei primi a impadronirsi di uno di essi: l’Orsini, che aveva potuto sullo stradale piazzare la sua scarsa artiglieria, entra in buon punto in azione, mitragliando i napolitani: le squadriglie, che, non abituate a ordinato combattimento, sulle prime s’eran fermate incerte, si gittano anch’esse nel folto della mischia: molti più animosi, raggiungono le prime file dei garibaldini, dividendo con loro gli onori della pugna, della morte gloriosa, della vittoria.
Quelle balze e le colline erano state conquistate a una a una: i morti stendevano le loro ombre su la terra; i feriti gemevano. Missori, comandante delle guide, con l’occhio insanguinato, non sentiva il dolore: Bandi ferito in più parti, combatteva ancora. Elia, visto un cacciatore prender di mira Garibaldi, gli fa scudo, e riceve una palla in bocca; ma salva il Generale. Sartori di Sacile muore, Sacchi pavese è sfracellato d’una cannonata: muore De Amici. Fra’Giovanni Pantaleo pareva avesse cento anime nelle parole di fuoco, col Cristo levato in alto. Due frati francescani, combattevano per la patria nelle prime file; uno di essi, ferito alla coscia, si tolse la palla dalle carni, e tornò a combattere; un altro a chi gli chiedeva l’assoluzione, rispose: – “Son venuto per combattere, non per benedire!” – e morì, colpito in fronte.
Stanchi, assetati, i volontari, ai quali non restava da guadagnare che l’ultimo ciglione della terza collina, dopo un istante di riposo, si lanciarono all’assalto. Bixio, Cairoli, Carini, Nullo, Stocco, tutti gli ufficiali combattevano come soldati; i regi, finite le munizioni, traevan coi sassi; uno colpì nel petto lo stesso Garibaldi e lo fe’cadere; fu creduto ferito, ma si rilevò subito illeso. Fulminati dalle nostre artiglierie, ricacciati dalle baionette, spaventati dalle grida tremende delle squadriglie disarmate che coronavano i colli, i cacciatori napoletani diedero volta; lo sgomento entrò nelle loro file; lo squadrone di cavalleria fuggì dietro a loro; disordinati, lasciando armi, bagagli e qualche prigioniero, rientrarono a Calatafimi, diffondendo lo spavento negli altri e più nel generale Landi, che non avea saputo né condurre al fuoco i battaglioni che si erano battuti, né rinforzarli con truppe fresche.
I nostri dormiron sul campo, i regi in Calatafimi: il combattimento cominciato sul mezzodì, era durato più di due ore; le perdite rilevanti. I regi ebbero circa 30 morti e un centinaio di feriti; dei Mille vi furono 17 morti sul campo, 120 feriti, fra’quali Majocchi, Palizzolo, Sprovieri, Perducca, Bandi, Nullo, Martignoni, Menotti, Manin, Elia, Savi ed altri. La squadra di Monte S. Giuliano ebbe 12 morti e 35 feriti; e della squadra di Alcamo fu, tra gli altri, ferito Stefano Sant’Anna, uno dei capi; prova evidente che anche le squadre presero viva parte alla pugna: e chi altro dice, mente.
La notte fu umida e fredda, e passò nel sospetto che i regi movessero in maggior numero ad assalire il campo garibaldino; ma il Landi, impaurito dal valore dei volontari e dal numero degli insorti; sentendosi, in un terreno fremente; pavido di vedersi tagliato fuori da Palermo, con le truppe affamate, senza munizioni, abbattute dall’insuccesso; dopo aver chiesto con una lettera intercettata dai nostri “pronto aiuto” senza aspettarlo ordinò la ritirata sopra Partinico: e Garibaldi, che si aspettava un nuovo combattimento, ebbe invece dai cittadini stessi di Calatafimi notizia che i regi avevano abbandonato il paese. E allora levò il campo, e la mattina stessa del 16 entrò in Calatafimi , fra le acclamazioni del popolo festante.
(Nella foto: Fra Pantaleo)





Luigi Natoli: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento.
Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)
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Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
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Luigi Natoli: 15 maggio 1860. La battaglia di Calatafimi. Tratto da: La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione.

Il 15 maggio, Garibaldi, lasciata Salemi sull’albeggiare, attraversata Vita, mandò esploratori per informazioni, e seppe che i regi fatta lor base di Calatafimi, movevano per fermargli la marcia. Era infatti la colonna del generale Landi, alla quale si era congiunto il battaglione del maggiore Sforza: tremila uomini in tutto, con cannoni e uno squadrone di cavalleria. Non tutte queste forze entrarono in azione. Temendo d’esser tagliato fuori, mancando di munizioni sufficienti, non potendo far manovrare la cavalleria per le condizioni del terreno, il Landi spinse l’ottavo battaglione cacciatori e i cannoni, con l’intenzione di aggirare Garibaldi, e col resto se ne stette a Calatafimi. Per altro i suoi, armati di eccellenti carabine, occupavano forti posizioni, dalle quali difficilmente avrebbero potuto essere sloggiati. 
Garibaldi aveva a Salemi riordinato il suo piccolo esercito su due battaglioni; il primo con le compagnie Palizzolo, Stocco, Forni e Dezza, comandato dal Bixio; il secondo con le compagnie Ciaccio, Cairoli, Grizziotti, Bassini, Anfossi sotto gli ordini di Carini. I carabinieri genovesi con Antonio Mosto, l’artiglieria con Orsini, il genio con Minutilla, i marinai cannonieri con Castiglia, formavano dei corpi distinti. La strada che da Vita mena a Calatafimi, segue le ondulazioni di un terreno formato di alte colline, separate da avvallamenti. A riconoscere le posizioni del nemico, il Generale spedì innanzi il La Masa, da una parte, il Calvino dall’altra; e poco mancò l’uno e l’altro non rimanessero vittime di accidenti; il La Masa, gittatosi dal cavallo, impennatoglisi sull’orlo di un burrone, e battuto fieramente il capo, ne rimaneva stordito, e ciò gli procurò calunnie astiose: il Calvino imbattè in gente armata che voleva trascinarlo con sé. Saputo Garibaldi che i Napoletani si erano fortificati sopra una collina, detta delle Piante dei Romano (non Pianto come si è scritto) ordinò il suo corpo in battaglia. I volontari alla destra della strada carreggiabile, mirando alla sinistra dei regi, per minacciar loro la strada di Palermo; alla sinistra le squadre del Coppola e del Sant’Anna; le squadriglie senz’arme o armate soltanto di lance, avviò a coronare i colli circostanti, per spaventare il nemico; l’artiglieria rimase sulla strada, nel centro. Raggiunta la sommità delle colline di Vita scoperse il nemico; che stando sopra le colline di fronte dinanzi Calatafimi, spinse tosto una catena di cacciatori a occupare la prima collina, aprendo il fuoco. Garibaldi aveva dato ordini di non rispondere sapendo i suoi armati di vecchi fucili pressoché inservibili, e non potendo contare che sugli assalti alla baionetta. Soltanto i carabinieri genovesi, formidabili tiratori, avevano buone carabine; onde Garibaldi li mandò all’avanguardia. 
Ben presto cominciarono le fucilate; alle quali i borbonici aggiunsero i colpi dei loro cannoni ben piazzati. Ma l’ottava compagnia insofferente, senza aspettar ordine, si lanciò contro l’avanguardia borbonica, respingendola oltre la prima collina fin presso al grosso delle truppe, e allora fu necessario suonar la carica, e spingere tutte le compagnie all’assalto. Pugna terribile e micidiale. Le colline sopra le quali stavano i borbonici eran formate di grandi scaglioni, che usano i contadini per impedire alla terra di cedere alla furia delle pioggie. Bisognava conquistar questi scaglioni, un dopo l’altro, sotto la grandine de le palle e della mitraglia. Fu un fuoco d’inferno che seminò la morte. Garibaldi, con la spada nel fodero sopra l’omero, a piedi, avanzavasi lento, silenzioso fra la strage dei suoi. Bixio corse a fargli riparo, e pregarlo di ritirarsi. “Qui si fa l’Italia” – rispose, – “o si muore!”.



Luigi Natoli: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento.
Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)
Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI)
I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931)
Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 544 - Prezzo di copertina € 24,00
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venerdì 10 maggio 2024

08 maggio 1860: Proclama ai cittadini, stampato alla macchia in casa Messineo. Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860

Palermitani!

I nostri fratelli che nei lunghi anni di esilio hanno sospirato il momento di venire sulla loro terra natale, e dividere i perigli della lotta contro il Borbone, sono già in armi e con noi. 
La vittoria ci sorride, e le regie milizie sono state battute in Vicari, sconfitte in Alcamo, trucidate in Barcellona: erano essi i commilitoni di colori, che tanta gloria acquistaronsi sui campi di Venezia contro i Tedeschi; ma che impegnati ora in una guerra fratricida pugnano col rimorso di Caino nell’animo portando la maledizione di Dio.
Fratelli, gli sguardi di tutti sono rivolti sopra Palermo, il di cui impavido contegno spaventa la sbirraglia insolente, e sfida l’ira dei due vigliacci che rannicchiati ne sono a capo.
I satelliti del Maniscalco hanno fatto aprire colla forza, non v’è chi nol sappia, le botteghe di Toledo; noi rispondemmo col lasciarlo deserto e per pietà del loro obbrobrio risparmiamo i nomi di quei pochissimi che vi si viddero.
Siano lodati i nobili sforzi dei giovani combattenti: serbi la patria i loro nomi e gli additi come esempi di eroica virtù e di sublime abnegazione. Noi staremo fermi al nostro posto, ci aspetti pure la prigione o il carnefice, staremo fermi ripetendo le parole di un illustre Generale: “Fratelli! Se avanziamo seguiteci, se cadremo correte innanzi e calpestateci!”
Viva l’Italia, viva Vittorio Emmanuele!

Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15%, consegna a mezzo corriere in tutta Italia).
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M. Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Forense (Via Maqueda 185)

10 e 11 maggio 1860: dal diario di Antonio Beninati. Pare certezza che qualche bel mattino i nostri assaliranno la città... Tratto da: Documenti e memorie per la rivoluzione siciliana del 1860

10 maggio
– I bollettini sono distribuiti con molta cautela, ma in gran numero; le poesie inneggianti la rivoluzione sono molto satiriche, gli appelli al popolo e alla concordia sono stupendi; Vincenzo Scimeca da S. Flavia se n’è portato un buon numero, tutta roba fornita dalla famiglia Muratori e da quella Federico: e anch’io ne ho distribuiti agli amici; le cose vanno bene, la popolazione è risoluta a qualunque costo, si parla con la voce più alta, il divieto di poter camminare in due sembra disposizione abolita, i giorni di scoraggiamento sono finiti.
Dalle ultime notizie, pare che le squadre si siano divise in tre gruppi, e danno positiva molestia ai regi: si parla di squadre che si aggirano a Rebbottone, località facile per potere assalire Monreale e Parco: insomma pare certezza che qualche bel mattino i nostri assaliranno la città.
Se il Comitato comprendesse la disposizione d’animo del popolo, basterebbe una squadra di 400 uomini che piombasse in Città e la vittoria sarebbe sicura: ma i fucili?
Questo è il guaio. Non importa, ci sono le pietre, ci sono le legnate, c’è l’acqua bollente.
Il Comitato, ne sono certo, ne sa più di tutti.
 
11 maggio – Ieri non mi ero ingannato nel dire che le squadre piomberanno in città.
Ho saputo questa mattina che le squadre di Mezzoiuso, Marineo, Trabia, Misilmeri hanno ricevuto ordine di tenersi pronte per un assalto a Palermo.
Tale notizia mi viene comunicata da persona amica di Francesco Andolfo, venuta a Palermo per conferire, forse, col Dottore La Loggia; sentirò più tardi.
Ore 22 – Che cosa sia accaduto non si sa; la polizia corre a rafforzare i posti di guardia, i compagni d’ami pattugliano la Città, i sbirri camminano a frotta; io credo che la polizia tema l’entrata delle squadre, ma interpellato l’avv. Muratori, mi assicura che egli non conosce di positivo nulla.
Sentiremo qualche novità per questa notte.



Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
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La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
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Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15%, consegna a mezzo corriere in tutta Italia).
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M. Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Forense (Via Maqueda 185)

09 maggio 1860: dal diario di Antonio Beninati: Stanotte fu piantata una bandiera nel piano del palazzo reale... Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.

Oggi belle notizie; stanotte fu piantata nel piano del Palazzo Reale una grande bandiera a tre colori.
Bisogna confessare che l’ardimento del Comitato è da stupire. Pensare che nel piano vi sono collocati 12 cannoni, e che gli artiglieri tengono la miccia accesa, pronti a far fuoco sul Toledo! Senza contare che le truppe vi si trovano sempre accampate.
A me tutto questo mi sembra il coraggio della disperazione.
Le notizie dei nostri corrono buone; si dice che quasi tutti i paesi del circondario hanno alzato la bandiera a tre colori; che quasi ogni paese ha un Comitato rivoluzionario; le cose vanno bene.
Ho visto verso le 10 entrare da Porta di Termini sei carretti scortati da cavalleria, compagni d’arme e truppa di linea, carichi di arrestati, il maggior numero vecchi villani; poi ho saputo che la retata è stata fatta alla Milicia, a Casteldaccia e a Bagheria – quei disgraziati erano legati come Cristi. Direttamente furono portati alla Vicaria; essi non furono trovati con armi – quindi non vi sarà timore di qualche altra fucilazione; meno male!
Il Cav. Federico mi confida che la riscossa avverrà in Città fra pochi giorni e che gl’Inglesi saranno i nostri protettori.
Io non vorrei la protezione degl’Inglesi; ma ad ogni buon fine, venga anche il Turco, purchè ci liberiamo dallo stato presente, o meglio dire dall’agonia in cui ci troviamo.
Ho procurato questa giornata di poter vedere D. Ciccio Perrone Paladini, mi è stato impossibile, che anche lui abbia preso il volo?  Gli amici di quest’oggi non si trovano l’indomani.
Oggi, alle ore 23, grande dimostrazione silenziosa in via Macqueda – indimenticabile! La truppa e i gendarmi fecero fuoco. Tre morti, molti feriti, tra essi padre Pagano con una baionettata al fianco. Lo salvai per miracolo, portandolo in una bottega ai Candelai.



Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15%, consegna a mezzo corriere in tutta Italia).
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M. Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Forense (Via Maqueda 185)

Luigi Natoli: Il Comitato rivoluzionario faceva correre l'ordine che la sera del 9 maggio 1860 nessuno passasse per via Toledo... Tratto da: La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione

 
Il Comitato rivoluzionario, che intanto continuava a tenere agitata la città di Palermo, e a corrispondere con quelli di Messina e di Catania, e si metteva in relazione con Rosolino Pilo. La domenica 6 maggio nella chiesa di S. Francesco dei Chiovari, mentre il sacerdote officiava, una voce gridò: Viva la libertà, viva l’Italia! e la folla proruppe in applausi; nella medesima ora, nella chiesa dell’Olivella, lo stesso grido ripeteva Rosario Ferrara, e tutto il popolo ad applaudire e a gridare: Viva l’Italia! E non bastando queste dimostrazioni, poiché la polizia obbligava i mercanti di via Toledo ad aprire le botteghe, il comitato fece correre l’ordine che nessuno il giorno 7 passasse per quella via; e il Toledo rimase deserto, né vi si videro altri che i soldati, i gendarmi e i birri scaglionati a ogni cinquanta passi, lividi di dispetto e di paura.
A preparare lo sbarco degli emigrati che si credeva dovessero giungere da Malta, era stato spedito nella provincia di Girgenti l’abate Agostino, o per vezzeggiativo Tino, Rotolo con altri; e perché il moto che doveva scoppiare in quella provincia, fosse appoggiato da altri, si mandava a Ciminna un tal Giuseppe Sansone, carinese, che però veniva arrestato. Correvano notizie vaghe e incerte di bande armate nel distretto di Termini, e, notizie più gravi, che il 6° reggimento di linea stanziato a Catania avesse fatto causa comune col popolo, e che gli emigrati fossero sbarcati a Puntabianca presso Girgenti. Nulla di vero; ma ogni notizia valeva a tener viva l’agitazione, e il giorno 8 un nuovo proclama del comitato, annunciando che i “fratelli che nei lunghi anni di esilio hanno sospirato il momento di venire alla loro terra natale”, erano in armi e fra noi, lodava il contegno della gioventù animosa, e incorava alla resistenza. Faceva nel tempo stesso correre l’ordine che per la sera del 9 nessuno passasse per via Toledo, e che tutti convenissero invece in silenzio nella via Maqueda. 
Alle ventidue ore d’Italia, più di ventimila persone si addensarono in questa strada, passeggiando in silenzio da un capo all’altro; e le donne gremivano i balconi e le porte: “molti giovani” – dice un rapporto ufficiale del luogotenente – “nel passare innanzi alle pattuglie, strisciavano i piedi per ischernirle”; ma non una voce, non un bisbiglio: spettacolo maraviglioso e imponente che faceva fremere ed esaltava. La birraglia e le truppe miravano e tremavano e non osavano: ma ad un tratto, all’ave, una voce grida: Viva l’Italia! Viva Vittorio Emanuele! Viva Garibaldi! E tutti allora lasciano libero sfogo al grido compresso. Il fragore dell’uragano non poteva esser più terribile. Alcuni giovani audaci, riferisce il luogotenente, e sarà vero, tentarono disarmare una pattuglia; e allora birri e soldati fecero fuoco e si lanciarono alla bajonetta: tre cittadini rimasero uccisi, una dozzina feriti, moltissimi contusi e pesti; trentadue furono arrestati. I tre cadaveri raccolti nel casotto dei dazieri a Porta Maqueda, furono nella notte, in un carro, mandati a seppellire. 
La feroce repressione non sgomentò; nuove dimostrazioni avvennero a S. Francesco e a Ballarò, nelle quali altri popolani erano feriti, molti arrestati; ma anche qualche birro pagava con la vita le compiute violenze. 
Tra queste agitazioni giungeva in Palermo la notizia dell’avvenuto sbarco di Garibaldi a Marsala; la quale empiva gli animi di speranze e di giubilo. Il comitato ne dava subito comunicazione al popolo con un piccolo avviso stampato alla macchia: “Garibaldi è con noi, e il suo nome suona vittoria. I nostri sforzi sono stati soddisfatti, compiuti i voti e le speranze. Non sia lordato di sangue il giorno del trionfo, e se nel periglio fummo intrepidi, siamo or generosi e magnanimi...”. Generosi verso i nemici che erano anch’essi Italiani. 
Al quale proclama altro ne faceva seguire il giorno dopo, nel quale diceva al popolo “non esser più tempo di pacifiche dimostrazioni” dover ciascuno prepararsi alla lotta finale; ai soldati volgeva parole amichevoli, perché disertata la causa del tiranno e respinta ogni solidarietà col gendarme Maniscalco, si affratellassero col popolo. Da quel giorno imprendeva a stampare un “bollettino officiale” della rivoluzione, in contrapposto ai bandi e ai bollettini del governo. 
Il generale Salzano, spaventato dello sbarco, dava ordine alla colonna del generale Landi che era ad Alcamo pel disarmo, di muovere contro Garibaldi, e al maggiore Sforza, che con un battaglione operava verso Castelvetrano, di congiungersi e agire di concerto col Landi. E poiché vedeva aumentare l’audacia del comitato, protestando in un decreto contro “la più grande violazione del diritto delle genti” come chiamava la spedizione garibaldina, ripristinava lo stato d’assedio in Palermo; ordinava che si murassero le finestre delle case, donde era facile temere aggressioni alle caserme; richiamava le colonne mobili dislocate intorno a Palermo; e intanto il Maniscalco armava i birri e le spie. Ultimi e vani sforzi ai quali non poteva arridere la fortuna. Essa guidava Garibaldi. 


Luigi Natoli: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento.
Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)
Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI)
I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931)
Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 544 - Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15% - consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102), Mondadori Point di G. Montesanto (Via M. Stabile 233) La Nuova Bancarella (Via Cavour)

Luigi Natoli: Quell'11 maggio 1860 gli esuli siciliani videro con le lagrime agli occhi l'antico Erice avvolto fra le nebbie del mattino... Tratto da: La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione

Elusa la crociera napoletana nel Tirreno, e mutata rotta, l’11 maggio il Piemonte e il Lombardo, filavano verso la Sicilia; e gli esuli Siciliani videro con le lagrime sugli occhi l’antico Erice avvolto fra le nebbie del mattino, faro gigantesco, che sembrava aspettare il ritorno dei figli lontani. Videro le Egadi tra il rosso vapore dell’aurora, e ritti sulle prore salutavano la madre terra, per la cui redenzione venivano a dare la vita. Garibaldi domandò a Salvatore Calvino, che era di Trapani, se conveniva tentare ivi lo sbarco; ne fu dissuaso, e anche dal Türr, che, come si era stabilito in un consiglio con Crispi, Orsini, Castiglia, propendeva per Marsala. Oltrepassata Favignana, incontrata una paranza comandata da Antonio Strazzera, fattala avvicinare, Garibaldi gli domandò se vi fossero legni da guerra napoletani in quei paraggi, e truppe in Marsala: seppe che i legni avevan preso il largo verso Sciacca, e che le truppe eran partite il giorno innanzi: ed allora ordinò che il Piemonte e il Lombardo a tutto vapore facessero rotta sopra Marsala, dove giunsero verso il tocco. Il Piemonte entrò nel porto, ove stavano all’ancora due navi inglesi l’Argus e l’Intrepid; il Lombardo arenò. Cominciò subito lo sbarco sulle scialuppe delle due navi e la paranza dello Strazzera, offertasi spontaneamente; altre barche furono obbligate a prestarsi.
Il corpo dei volontari non era ancor tutto sbarcato, quando apparvero due navi borboniche, lo Stromboli e il Capri, che venivano velocemente; e in breve si collocarono in posizione di combattimento dinanzi al porto. Ma la presenza delle due navi straniere, e la vista delle tuniche rosse sul molo, che sembrarono uniformi di truppe inglesi, resero dubitosi i comandanti delle navi borboniche; i quali per timor di complicazioni diplomatiche, mandarono un ufficiale a bordo delle navi britanniche, a chiedere informazioni prima di aprire il fuoco. L’indugio diede tempo al resto dei volontari di sbarcare, disporsi in colonna e marciare verso la città; e quando le navi borboniche tirarono, non fecero altro danno che uccidere un povero cane: sfogarono allora contro le due navi abbandonate; il Lombardo distrussero: il Piemonte rimorchiarono a Palermo, inutile trofeo della loro imperizia.
Questa nave, che avrebbe dovuto essere conservata, come testimonio di un prodigio, come cosa sacra, fu dall’Italia risorta mandata poi a Bari a far ufficio di rimorchiatore del cavafango!
Intanto, poiché non pareva al governo di Sicilia che avesse più a temere dalle bande; e perché i consueti traffici togliessero alla città l’aspetto triste e desolato, il comandante generale Salzano, con decreto del 3 maggio scioglieva “lo stato d’assedio messo nella città di Palermo e suo distretto”, mentre il luogotenente Castelcicala, con un proclama, contemporaneamente, faceva velate minacce agli agitatori e promesse di perdono ai pentiti, assicurando le intenzioni del Re per dare “alla Sicilia la maggiore prosperità e un riposato vivere civile”; e aggiungeva al proclama un altro decreto che comminava fiere prescrizioni agli asportatori e detentori di armi, senza licenza dell’autorità.
Lo stesso giorno scriveva al Ministero di Napoli, assicurando che la città ritornava alla calma, che si veniva ripigliando il lavoro, che le bande armate erano sciolte, tranquille le provincie, e che perciò non era necessario spedire altre colonne mobili. “Il potere va ripigliando tutto il suo prestigio sulle masse, le quali, per un momento illuse, credettero scosso il principio di autorità, e coll’aiuto di Dio, se la mano straniera non verrà materialmente ad incoraggiare ed a sospingere i malcontenti alla ribellione, la Sicilia, fra non guari, ritornerà alle pristine sue riposate e prospere condizioni”.
Ma intanto che il luogotenente ostentava così fondata sicurezza, circolavano per la città due proclami dal comitato segreto lanciati il 2 maggio: uno ai Siciliani, riepilogando le vicende dell’aprile, richiamando alla memoria le violenze poliziesche, protestava “il fermo proposito... di scuotere l’abborrito governo borbonico, di riunirci con le altre più fortunate provincie alla gran famiglia italiana e seguire i destini della Casa Savoia, alla quale, prima di ogni altra, la Sicilia si offerse con atto del Parlamento nel 1848, proclamato e ripetuto nelle 5 insurrezioni scoppiate dal ‘49 al ‘60”. L’altro proclama, concepito su per giù, nei medesimi termini, era diretto “ai fratelli d’Italia”. E quasi per commento ai due proclami e al decreto del luogotenente, una dimostrazione scoppiava il 2 maggio in piazza Ballarò, un’altra il 3; e le botteghe si ostinavano a rimaner chiuse, non ostante le imposizioni della polizia che volevale aperte...



Luigi Natoli: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento.
Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)
Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI)
I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931)
Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 544 - Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15% - consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
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La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102), Mondadori Point di G. Montesanto (Via M. Stabile 233) La Nuova Bancarella (Via Cavour)


sabato 4 maggio 2024

Dal diario di Antonio Beninati: 5 maggio, il padre Ottavio Lanza fu arrestato a bordo di un bastimento americano. Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana nel 1860

5 maggio:
Oggi sulle porte di alcuni magazzini e nelle entrate dei Palazzi stanno attaccate targhette di legno, o stampati, colla dicitura: Suddito Inglese, Suddito Francese, Suddito di Sardegna, e così via. Tutto questo dimostra non esser vera la tranquillità ritornata fra noi. Ma è una precauzione secondo me inutile: si crede che mercè di queste stampe la polizia userà riguardi, ma la prova si è avuta col padre Ottavio Lanza il quale venne arrestato a bordo di un bastimento americano. Il sommo Maniscalco se ne impipa dei Francesi, degli Inglesi e di tutte le nazioni. Egli fa quello che meglio gli piace: dico io, quando si arriva a dare la caccia ai peli, come non si darà agli uomini?
Le pattuglie non cessano di percorrere le vie principali della città e nelle piazze fanno posto avanzato.
Giovanni Palazzolo da Terrasini, venne clandestinamente da Montelepre a conferire con l’avv. Giovanni Muratori. Poi venne in casa mia e mi ha rapportato l’attacco di Carini dello scorso mese. Ecco quel che mi disse.
Le squadre che avevano tenuto testa ai Colli, a San Lorenzo, comandate da D. Giuseppe Bruno, da D. Salvatore Licata ed altri, si erano ritirate, parte a Terrasini, e buon numero nelle adiacenze di Carini, quando al sopraggiungere di altre forze dirette da D. Titta Marinuzzi, D. Pietro Tondù, da Salvatore e Tommaso Morello, da Rantieri, che uniti ai Caravello, ai Badalamenti e D. Salvatore Macaluso, si formarono in unico gruppo con la squadra di Carini.
Organizzatisi militarmente come vecchi soldati, affrontarono i regi con manovre ammirevoli; fu così accanita la lotta da impegnare da parte dei regi una fregata e lanciare delle granate su i nostri. Le squadre esauste di forze e per difetto di munizioni, batterono una ordinata ritirata dentro il bello e ridente paese di Carini.
Ebbene, la fregata non cessò di lanciare le granate nel paese ed in punti diversi; una granata sfondò il Cappellone della Congregazione del Sagramento ove si trovano i migliori stucchi del nostro Serpotta.
I nostri subirono delle forti perdite di morti e feriti, e parte di questi vennero ricoverati clandestinamente, nascosti dalla famiglia Guastella.
Questo fu il primo atto d’arme, in cui si è ricorso da parte dei regi alle navi di guerra.
Io non chiamerei questo “l’attacco di Carini” ma la “battaglia di Carini”.


Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
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Dal diario di Antonio Beninati: 4 maggio, lo scultore Domenico Costantino fu arrestato, legato e battuto a sangue. Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana nel 1860.

4 maggio – Stamattina è stato attaccato alle cantonate un proclama del Comitato, molto violento; la polizia si è affrettata a stracciarlo; la gente guarda sott’occhio e tira dritto, come se nulla osservasse.
Il giovane scultore Costantino finalmente, quest’oggi è uscito in piena libertà, dopo dodici giorni di sevizie inflittegli dal celebre Pontillo.
Il Costantino venne arrestato da Pietro Schifani, famigerato sbirru, nella piazzetta del Garraffo, ove per incarico del Pretore attendeva a restaurare la fontana, la mattina del 22 scorso. Nella statua di Palermo fu trovata una bandiera e sciarpa a tre colori, e di questo fu imputato il Costantino, arrestato, legato e battuto a sangue.
La sua liberazione si deve alle premure di D. Gaetano Mosca, Capo ufficio dello Stato Civile. Debbo credere che il giovane Domenico Costantino non penserà più a fasciare la piccola statua di Palermo con i colori rivoluzionari.





Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
Il volume è disponibile: 
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Dal diario di Antonio Beninati: 3 maggio 1860, Iddio provvederà per questi carnefici! Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860

3 Maggio
– Notizie: i fratelli S. Anna si sono riuniti con la squadra numerosa che si battè a Carini; la squadra di Mezzojuso con quella di Misilmeri: le notizie quest’oggi sono confortanti; il paese è sveglio. Un tentativo di dimostrazione si partì dal Garraffello, ma di poca importanza perché la polizia lo sopraffece, operando parecchi arresti. I più temibili sono compagni d’arme.
Questa notte hanno legato ad un albero di piazza Marina, e precisamente dirimpetto al Palazzo del Tribunale (n.d.e.: oggi Steri) una grande bandiera di seta a tre colori. Sul fare del giorno la polizia l’ha tolta, con grande apparato di forza; v’è chi dice ce la bandiera era ricamata in oro colla Trinacria in mezzo; chi la dice ricamata in seta: il fatto è che una spesa venne sopportata: da chi?
Mistero.
In casa di D. Giuseppe Militello ho trovato il cav. De Spuches, il quale era fornito di non pochi bollettini; e dire che il Militello è cognato del Console degli Argentieri G… il quale è legato a doppio filo con il Direttore Maniscalco, per non dire che è un confidente di lui.
I soprusi del Commissario Carreca sono inauditi: ieri la moglie del costruttore di carrozze Giacomo Chiello, nel ritirare dal carcere la biancheria del marito ivi chiuso, la trovò piena di sangue, e nella tela attaccati brandelli di pelle delle spalle. Iddio provvederà per questi carnefici!



Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
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Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15%, consegna a mezzo corriere in tutta Italia). 
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Dal diario dei fratelli Borghese: 31° e 32° giorno, 4 e 5 maggio. Tratto da: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.

Arrivarono alcune compagnie di soldati Inceri, e malconci: venivano da Vicari e Ciminna ove avevano toccato una disfatta. Un proclama del comitato diceva: Fratelli, noi vinceremo: vinceremo perché uniti; vinceremo perché combattiamo per la causa del giusto oppresso tanta fede non è senza base: non ci lasciamo illudere dalle vane e turpi promesse di perdono: il labbro d'un gendarme, voi sapete qual fede meriti ec. ec. 
Giungeva la notizia di una sanguinosa insurrezione avvenuta in Catania. 
Il 6° di linea rispondeva ai numerosi nostri proclami, e gridava: viva l'Italia: viva la libertà.

Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860: Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860.
Il Comitato era costituito da: Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli, Alfonso Sansone, Pipitone Federico, Salvatore Giambruno, Giuseppe Travalli, Cesare Matranga (Segretario). Il presente volume è la riproduzione anastatica di quello pubblicato nel 1910 dal suddetto Comitato, in occasione del 50° anniversario del 27 maggio.
Pagine 475 - Prezzo di copertina € 22,00
La prima parte comprende i documenti della rivoluzione, anteriori e posteriori al 4 aprile 1860 e fino al 27 maggio. La seconda, una scelta degli atti della Dittatura, quelli cioè che propriamente riguardano il periodo rivoluzionario, il rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e uomini e fatti della rivoluzione; la terza, più varia, comprende atti della rappresentanza civica, documenti riferibili alle spedizioni, diari del tempo, memorie, poesie, fra cui le memorie storiche di Filippo e Gaetano Borghese, il diario inedito di Enrico Albanese, le lettere di Giuseppe Bracco al conte Michele Amari, il diario di Antonio Beninati.
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Luigi Natoli: Nella notte del 5, i volontari adunatisi a Quarto si imbarcarono. Eran mille e ottantacinque... Tratto da: La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione.

Fissata la spedizione, la febbre accese tutte le vene. Garibaldi corse a Genova, e fatto chiamare il Fauchè, gerente della Società Rubattino, col quale già fin dal 9 aprile si era inteso, concertò per la cessione dei due piroscafi, il Lombardo e il Piemonte, incaricando Bixio di ogni cosa. Villa Spanola a Quarto diventò il quartiere generale della spedizione. Il Bertani, Crispi, Bixio, si moltiplicavano. Dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Liguria; da ogni regione d’Italia accorrevano volontari: i più non superavano il venticinquesimo anno; v’erano dei giovani quindicenni, uno di undici anni; cinque soltanto oltrepassavano i sessanta: la più parte benestanti o impiegati o professionisti; in minor numero, di popolo. Non avevan vestiti uniformi; pochi indossavano camicie rosse; Sirtori e Crispi vestivan di nero con cappello a cilindro, Bixio portava la divisa dell’esercito piemontese; gli altri giacche, giubbe, camiciotti, colori e forme disparate, armi pochissime: e queste, date dal La Farina per le sollecitazioni di Crispi e degli altri esuli, erano un mille fucili e munizioni, che caricati in barche dovevano aspettare i due piroscafi al largo. 
La sera del 5 maggio, con simulata violenza, Bixio prese possesso dei due piroscafi, e li condusse a Quarto. Garibaldi, per mettere al sicuro la responsabilità del Fauchè, scrisse una lettera ai direttori della società Rubattino, promettendo rifarli dei danni; ma la Società poco dopo punì il gerente, destituendolo; né più volle riammetterlo in servizio, reo di aver favorito la più grande e meravigliosa impresa dei nostri tempi. 
Prima di partire Garibaldi scrisse al Bertani, commettendogli di raccogliere aiuti d’uomini e di danari, scrisse anche al Caranti, protestando sé non aver consigliato il moto di Sicilia, ma non poter restare inerte e impassibile alla lotta per la libertà che vi si combatteva. Al Re Vittorio Emanuele indirizzò altra lettera, nella quale pur ripetendo quelle proteste, aggiungeva: “So che io m’impegno in una impresa pericolosa, ma ripongo la mia confidenza in Dio, come nel coraggio e nell’abnegazione dei miei compagni. Il nostro grido di guerra sarà sempre: “Viva l’Unità d’Italia! Viva Vittorio Emanuele nel suo primo e suo più prode soldato”. Se non riusciamo, io spero che l’Italia e l’Europa liberale non dimenticheranno che questa impresa è stata decisa per motivi puri di ogni egoismo e veramente patriottici. Se riusciamo, andrò superbo di ornare la corona di Vittorio Emanuele di questo nuovo e forse più brillante gioiello”. 
Indirizzò ancora un proclama ai soldati italiani, raccomandando la disciplina, ed esortandoli a non abbandonare le file dell’esercito, e a stringersi “a quel Vittorio Emanuele, la di cui bravura può essere rallentata un momento da pusillanimi consiglieri, ma che non tarderà molto a condurci tutti a definitiva vittoria”.
Nella notte del 5, i volontari, adunatisi a Quarto, si imbarcarono; eran mille e ottantacinque, compresa una donna, Rosalia Montmasson, moglie e compagna devota e infaticabile di Francesco Crispi: si divisero fra i due vapori: Bixio prese il comando del Lombardo, Garibaldi quello del Piemonte, e in sott’ordine Salvatore Castiglia, palermitano esperto di cose marine, esule pei fatti del ‘48. Prima ancora che albeggiasse, i due vapori salparono l’ancora, e s’avventurarono nell’ignoto infinito; e il cielo accompagnavali col dolce scintillio delle stelle, che parevan tremar di gioia e di orgoglio; e dalla terra i supremi addii dei parenti e degli amici rimasti, non osavan rompere l’alto ed eloquente silenzio: voto, augurio, speranza, compianto e stupore in un tempo.
Le navi bordeggiarono alquanto, aspettando le barche con le armi; non vennero, né si seppe mai se per tradimento o per dispersione; onde ripresero il navigare. A bordo del Piemonte, Garibaldi ordinò la legione; le mantenne il nome glorioso ed augurale di Cacciatori delle Alpi; e in un ordine del giorno, premesso che la missione dal corpo era basata sull’abnegazione più completa, senza allettative di gradi e di ricompense, dava come grido di guerra quello stesso che rimbombò sulle sponde del Ticino: “Italia e Vittorio Emanuele”. Divise il corpo in sette compagnie comandate da Bixio, Orsini, Stocco, La Masa, Anfossi, Carini, Cairoli; Sirtori nominò capo dello Stato maggiore, di cui fecero parte Crispi come commissario civile, Manin, Calvino, Majocchi, Grizziotti, Borchetta, Bruzzesi; Türr primo aiutante di campo; altri aiutanti Cenni, Montanari, Bandi, Stagnetti: Basso, segretario; Acerbi, Bovi, Maestri, Rodi all’intendenza; Ripari, Boldrini, Giulini medici.


Luigi Natoli: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento.
Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)
Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI)
I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931)
Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 544 - Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15% - consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
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