Per estirpare i germi della rivoluzione del 12 gennaio, il Satriano istituì una commissione in ogni provincia, con l’incarico di compilare gli elenchi di coloro che si sospettavano favorevoli a novità o in relazione coi liberali latitanti: le commissioni raccoglievano le discolpe presentate dai parenti; assolvevano se le giudicavano buone; dichiaravano che i contumaci potevano essere uccisi da chiunque, se le discolpe non persuadevano o se mancavano. I proscritti che cadevano in potere della polizia, erano condannati a morte; chi consegnava un proscritto vivo o morto avevane un premio.
Questi provvedimenti soddisfecero talmente re Ferdinando, che conferì al Satriano il titolo di duca di Taormina, e un maggiorasco di 12mila ducati all’anno sul bilancio dell’isola. Il decurionato di Palermo – che è quanto dire il magistrato municipale – aggiungeva a propria vergogna, l’offerta di una spada d’onore, che il Satriano ebbe il pudore di rifiutare.
Per cancellare l’atto del 13 aprile 1848, con cui il Parlamento siciliano aveva proclamata la decadenza dei Borboni dal trono di Sicilia, fu quasi imposto ai firmatari dell’atto di ritrattarsi e disdire la propria firma; e la paura potè persuadere i più a cancellare la pagina onoranda che avevano scritto nella loro vita civile; pochi resistettero e non si disdissero e n’ebbero persecuzioni.
Ma né le oppressure né le persecuzioni spensero la fede nell’avvenire nell’anima dei giovani, i quali intesero che bisognava ricominciar da capo, e ripresero il lavoro delle cospirazioni.
Questi provvedimenti soddisfecero talmente re Ferdinando, che conferì al Satriano il titolo di duca di Taormina, e un maggiorasco di 12mila ducati all’anno sul bilancio dell’isola. Il decurionato di Palermo – che è quanto dire il magistrato municipale – aggiungeva a propria vergogna, l’offerta di una spada d’onore, che il Satriano ebbe il pudore di rifiutare.
Per cancellare l’atto del 13 aprile 1848, con cui il Parlamento siciliano aveva proclamata la decadenza dei Borboni dal trono di Sicilia, fu quasi imposto ai firmatari dell’atto di ritrattarsi e disdire la propria firma; e la paura potè persuadere i più a cancellare la pagina onoranda che avevano scritto nella loro vita civile; pochi resistettero e non si disdissero e n’ebbero persecuzioni.
Ma né le oppressure né le persecuzioni spensero la fede nell’avvenire nell’anima dei giovani, i quali intesero che bisognava ricominciar da capo, e ripresero il lavoro delle cospirazioni.
Si costituirono in Palermo nuovi comitati segreti, dei quali fecero parte Antonino Lomonaco Ciaccio, il barone Francesco Bentivegna e Nicolò Garzilli, questi due consacrati alla gloria del martirio. Nicolò Garzilli, aquilano d’origine, palermitano d’adozione, studente dell’università, di soli diciannove anni aveva fatto concepire alte speranze di sé, per un suo scritto filosofico. Scoppiata la rivoluzione aveva lasciato la penna pel fucile, combattuto da prode, preso parte alla spedizione Ribotti nelle Calabrie: fatto prigioniero con gli altri, era stato chiuso nelle fortezze borboniche. La prigione non spense la sua fede: uscitone, prese attivamente a cospirare con altri animosi. Illudendosi che le violenze poliziesche avessero negli animi acceso tanto sdegno, che bastasse rinnovare le audacie del 12 gennaio, per far divampare l’incendio della rivoluzione, sebbene sconsigliato dal Lomonaco, divisò co’suoi compagni d’insorgere pel 27 gennaio 1850. Ma traditi da un Santamarina, che era dei loro, scesi il giorno designato nella piazza della Fieravecchia, al grido di "Viva la Costituzione", trovarono le vie occupate dalle milizie regie, e si sbandarono. Il Garzilli poco dopo, preso con altri cinque, e condotto al Castello, vi fu giudicato da un Consiglio di guerra, al quale il Satriano scriveva in precedenza, che sentenziasse per tutti e sei quei giovani la morte, da eseguirsi la stessa giornata. La sera stessa del 28, condannati senza alcuna prova legale, condotti nella piazza Fieravecchia, vi furono moschettati.
Un marmo tramanda alla memoria dei posteri i loro nomi: furono Nicolò Garzilli, Giuseppe Caldara, Giuseppe Garofalo, Vincenzo Mondino, Paolo De Luca e Rosario Aiello.
Al supplizio seguì un processo contro sessantacinque presunti rei di cospirazione, dei quali oltre la metà latitanti, e fra essi il Bentivegna. Contro gli arrestati la polizia incrudelì; il tribunale prosciolse ben trentasei dall’imputazione, gli altri condannò a pene ben gravi.
Francesco Bentivegna, scampato per allora, raccolse le fila della cospirazione, corrispondendo con gli esuli, che in terra straniera non dimenticavano l’isola nativa e la sua liberazione.
V’era fra i nostri esuli il fior dell’ingegno, del sapere, del valore, del patriottismo di Sicilia; e molti illustravano la terra natale, o insegnando o nei civili negozi o con la virtù della vita austera, quali Francesco Ferrara, Emerico e Michele Amari. Francesco Paolo Perez, Michele Amari lo storico, Giuseppe La Farina, Filippo Cordova, Vincenzo Errante, Mariano Stabile, Ruggero Settimo, il marchese Torrearsa, Rosolino Pilo, Francesco Crispi, Giacinto Carini ed altri. Tra i quali alcuni conservavano il loro antico ideale della indipendenza di Sicilia e della confederazione degli stati italiani; altri affinando le menti e modificando i primi ideali di autonomia, venivano convertendosi all’idea unitaria di Giuseppe Mazzini; ma non tutti convenivano nei mezzi; giacché alcuni, stringendosi al Piemonte, aspettavano dalla diplomazia la libertà e unità della patria; altri invece, più schiettamente democratici, speravano nella pronta azione rivoluzionaria e seguivano il Mazzini. Tutti però cospiravano e corrispondevano coi patrioti dell’isola, concertando, incoraggiando, promettendo.
Al supplizio seguì un processo contro sessantacinque presunti rei di cospirazione, dei quali oltre la metà latitanti, e fra essi il Bentivegna. Contro gli arrestati la polizia incrudelì; il tribunale prosciolse ben trentasei dall’imputazione, gli altri condannò a pene ben gravi.
Francesco Bentivegna, scampato per allora, raccolse le fila della cospirazione, corrispondendo con gli esuli, che in terra straniera non dimenticavano l’isola nativa e la sua liberazione.
V’era fra i nostri esuli il fior dell’ingegno, del sapere, del valore, del patriottismo di Sicilia; e molti illustravano la terra natale, o insegnando o nei civili negozi o con la virtù della vita austera, quali Francesco Ferrara, Emerico e Michele Amari. Francesco Paolo Perez, Michele Amari lo storico, Giuseppe La Farina, Filippo Cordova, Vincenzo Errante, Mariano Stabile, Ruggero Settimo, il marchese Torrearsa, Rosolino Pilo, Francesco Crispi, Giacinto Carini ed altri. Tra i quali alcuni conservavano il loro antico ideale della indipendenza di Sicilia e della confederazione degli stati italiani; altri affinando le menti e modificando i primi ideali di autonomia, venivano convertendosi all’idea unitaria di Giuseppe Mazzini; ma non tutti convenivano nei mezzi; giacché alcuni, stringendosi al Piemonte, aspettavano dalla diplomazia la libertà e unità della patria; altri invece, più schiettamente democratici, speravano nella pronta azione rivoluzionaria e seguivano il Mazzini. Tutti però cospiravano e corrispondevano coi patrioti dell’isola, concertando, incoraggiando, promettendo.
Luigi Natoli: Rivendicazioni. La Rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento siciliano – Raccolta di scritti storici e storiografici dell’autore sul Risorgimento in Sicilia, costruita sulle opere originali. Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni anno 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860 (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910) Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI) I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931) Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848 - 1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 575 – Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
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